Olea Europaea: l’Ulivo, un albero dalle molteplici proprietà salutistiche

La pianta di Ulivo ha accompagnato col suo calore e con la sua longevità la storia dell’umanità delle fasce a clima temperato e in particolare la vita dei popoli mediterranei. Innumerevoli le citazioni bibliche e letterarie che ne sanciscono il valore che spazia dall’ambito di una relazione con il divino alle numerose proprietà terapeutiche. Molto più che per altre piante, questi valori sono stati trasmessi attraverso i millenni fino ad oggi, fino agli inconfutabili risultati delle più recenti ricerche della Comunità scientifica, che ne confermano e sanciscono le qualità salutogeniche.

Vogliamo di seguito presentare l’Ulivo nelle immagini che ne caratterizzano l’identità globale, attraverso un’osservazione di tipo fenomenologico, cogliendone i gesti di manifestazione, di crescita, le trasformazioni e le metamorfosi, in modo da percepirne il peculiare linguaggio interno, come suggerito da Goethe nella sua particolare modalità scientifica di guardare per immagini alla Natura e all’uomo.

(La Metamorfosi delle piante; J. W. Goethe. Ed Guanda)

L’Ulivo appartiene alla famiglia delle Oliaceae alla quale affluiscono innumerevoli specie quali il Frassino, il Lillà, la Forsizia, il Gelsomino; fra di esse l’Ulivo ne rappresenta l’archetipo fondamentale, col suo calmo raccoglimento e la preziosa messe di qualità salutari di cui esso dispone.

(Wilhelm Pelikan; Le Piante Medicinali per la cura delle Malattie. Natura e Cultura Edizioni).

All’Ulivo bisogna avvicinarsi con rispetto, giacché non è soltanto una delle piante più antiche tra le piante coltivate che offrono nutrimento, è anche un sostenitore della guarigione, un custode delle sostanze per gli atti del culto, della consacrazione dei Re – Sacerdoti. L’Ulivo stesso è un patriarca sacerdotale tra gli alberi; in un uliveto le ombre sono attraversate da luci argentate o dorate, vi si respira la stessa pace solenne di un santuario. I popoli del bacino del Mediterraneo, che per primi lo hanno coltivato, vedevano nell’Ulivo un dono particolare degli Dei; e i Greci, in particolare, sostenevano di averlo ricevuto in dono dalla dea Atena; per questi popoli sarebbe stato un grave gesto abbatterne una pianta.Nel difficile ambiente ove esso radica, l’Ulivo si impadronisce della terra secca e pietrosa con un potente scatenamento di forze vitali. Ama soprattutto le colline e i pendii soleggiati. La sua radice e il suo tronco contengono molte gemme “dormienti”, a partire dalle quali può emettere dei germogli e improvvisamente ringiovanirsi. In età avanzata il fusto può frantumarsi, suddividendosi in “pezzi” distinti, assomigliando più alle rovine di una roccia spaccata piuttosto che a una pianta: da questa corteccia rocciosa germogliano improvvisamente ramoscelli verdi, giovanili e freschi; così anche i rami più secolari sono ugualmente sensibili al richiamo tiepido della Primavera.

Tutto l’albero sembra un frammento della Terra; lo si coglie bene guardando un vecchio Ulivo. Ma quest’albero così terrestre è aperto alla luce e al calore del Cosmo.

Non solo l’Ulivo ha scelto di vivere nella luce e nel calore chiaro di un clima mitigato dall’influenza del mare come quello proprio dei Paesi mediterranei, ma mostra anche un suo grande portamento, dato dalle ramificazioni dalla sua cima, nonché da una chioma di vibranti foglie lanceolate, persistenti e strette, grigio-verdi sopra e argentate sotto; l’Ulivo si crea da sé, in perfetta autonomia, un micro-clima di luce e calore col quale pervade l’osservatore, predisponendolo alla contemplazione. Esso infatti è magicamente in grado di spingere lontano da sé l’ombrosità, l’umidità, l’oscurità. Ciò si rivela fino nel colore del suo tronco, grigio-verde argentato.

I piccoli fiori sono teneri e di colore bianco-giallastro. Verso Aprile-Maggio sbocciano in corti grappoli alle ascelle delle foglie, emettendo un “discreto” profumo. Il frutto che si forma, l’oliva, matura molto lentamente fino all’autunno inoltrato fin dentro al freddo dell’inverno. L’albero conferisce ogni sua forza ai propri frutti, cessando di emettere germogli già poco dopo il comparire delle olive. Ciò che il frassino consuma per crescere in altezza o il gelsomino per respirare profumi stordenti, l’Ulivo lo conserva e trattiene all’interno: per questo può diventare antichissimo, mantenendo racchiuso e protetto in sé, pronto ad erompere, un nuovo e inaspettato gettito di vitalità. Ancora oggi, nell’orto del Getsemani sopravvivono verosimilmente alcuni degli alberi sotto i quali ha passeggiato e si è soffermato Gesù Cristo prima della Sua Passione.L’Ulivo compie il suo processo generatore di olio meglio di qualunque altra pianta; possiamo confrontarlo all’olio di papavero, di nocciolo, di sesamo, di zucca, di lino, di girasole, di arachidi. L’acqua è la sostanza con la quale la pianta deve riunirsi per germinare, cioè per passare dall’ambito “sopra-sensibile” al mondo reale, dall’immateriale all'”apparire nei sensi”. Ma l’olio è la sostanza con la quale la pianta termina il proprio ciclo vitale e lascia il mondo delle apparenze sensibili per ritornare al mondo dell’Essere. Tutte le piante che formano dei semi contengono olio nel loro embrione. Molte piante vanno oltre, riempiendo d’olio non sono l’embrione, ma anche tutto il seme. Alcune piante giungono per fino al limite delle possibilità, rendendo oleoso tutto il frutto come avviene nell’Ulivo, il re degli alberi a frutto oleoso. In generale, si può affermare che l’inizio della crescita primaverile sta sotto il segno dell’acqua e la sua maturazione autunnale sta sotto il segno dell’olio.

Un’altra visione si può presentare quando si studiano le vie seguite dall’operare del calore nei vegetali. Le attività caloriche compenetrano tutte le fasi dello sviluppo vegetale, ma pur sempre da fuori, in quanto la pianta non ha una propria organizzazione termica interna. L’impatto delle forze caloriche cosmiche sulla vita vegetale avviene in modo graduale. Già la germinazione necessita di un certo calore, che la terra e l’acqua hanno dovuto ripartirsi, stimolando e accelerando il processo. Nella regione superiore delle foglie, dove l’aria è incorporata all’acqua sotto l’azione delle forze cosmiche della luce, il calore si avvicina al processo vitale della pianta insieme alla luce e all’aria; esso favorisce ed accelera i processi di assimilazione. Tuttavia nella sostanzialità più fine dell’elemento aereo – che si sottrae ampiamente alle forze di gravità e che irradia dall’esterno nell’organizzazione del vegetale – vivono delle forze centrifughe in opposizione a terra e acqua. Qui, sotto l’azione del calore, nascono delle sostanze aromatiche, “ignee e volatili”: gli Oli Eterei. Nella loro formazione svolge un ruolo speciale il tipo di aria più focosa, l’elemento più imparentato con il calore che noi conosciamo – l’Idrogeno.

La vita vegetale oscilla sempre tra due poli: il divenire e il dissolversi. Come per l’acqua, anche per la vita vegetale sono valide le parole di Goethe: “Essa viene dal Cielo, sale verso il Cielo e ricade verso la Terra, in un’alternanza eterna”. Gli elementi Carbonio e Ossigeno aiutano la sua discesa, la sua incorporazione del mondo fisico; l’Idrogeno aiuta il suo dissolvimento e la risalita, attraverso i processi di calore provenienti dall’estremo. Il calore riporta alla dimensione cosmica, al ritorno nel caos originario.È conforme alla natura che si arrivi alla formazione più intensa di questi oli eterei laddove il clima è più caldo, come nella fascia del Mediterraneo. Aforismaticamente parlando si potrebbero definire l’olio come “del calore divenuto materia” e gli oli eterei “della materia divenuta calore”. Ma perché gli oli eterici sono così volatili mentre gli oli grassi non lo sono affatto? I primi tendono all’incontro con il cosmico, i secondi trovano l’enclave cosmico nella pianta stessa. Il loro sforzo è il “traguardo”.

Nel gioco ritmico tra dilatazione e contrazione, nel quale sorgono le singole parti della figura della pianta, la formazione di sostanza degli oli eterici sta dalla parte dell’espansione, quindi quella del fiore, mentre quella degli oli grassi sta dalla parte della concentrazione di seme e germe. La meta dei primi è il diffondersi del calore verso il Cosmo, il traguardo dei secondi è l’addensare in sé del calore verso la Terra. Tra queste due polarità della pianta, la foglia si colloca in un ruolo perfettamente centrale di equilibrio, dove il processo originario fondamentale che vi si svolge è la formazione di carboidrati, sotto forma di amidi. Rispetto alla natura – nel corrispettivo umano – l’amido, il carboidrato o lo zucchero costituiscono l’elemento fondamentale sul quale si “appoggia l’Io!” e quindi la coscienza. Già un piccolo calo di zuccheri influenza prontamente la coscienza di veglia dell’uomo, producendo uno stordimento. Potremo così dire che le foglie dell’Ulivo rappresentano un gesto centrale di equilibrio, fra gli olii eterei dei fiori e l’olio dei frutti. L’amido contenuto nelle foglie rappresenta la condensazione dell’acqua della Terra e del carbonio dell’aria sotto l’azione della luce del Cosmo in un meraviglioso equilibrio di forze Cosmiche e Terrestri.

L’amido diventa la struttura fondamentale del carbonio nella forma vegetale, che assume il ruolo principale di cellulosa (carboidrato), mentre i diversi zuccheri (polisaccaridi) si trovano nella linfa che irriga e compenetra la foglia. Nei carboidrati l’idrogeno e l’ossigeno sono legati nel rapporto numerico 2:1, come avviene nell’acqua, l’elemento vitale universale così aperto il Cosmo come al terrestre. In questo ambiente di dialogo e di equilibrio fra luce e sostanza si esprimono in modo particolare i fitocomplessi salutari di questa pianta. Per tali ragioni l’Ulivo è stato così ampiamente usato dall’antichità fino ai tempi nostri, con una consapevolezza immutata nel tempo, riguardo al valore del suo simbolismo e delle sue grandi potenzialità come dispensatore di benefici.